giovedì 18 gennaio 2007

Una parola è bella anche da vedere


L’opera “acqua” che si inquadra nell’ambito della poesia così detta verbo-visiva, si basa sul concetto che la scrittura non è altro che la traccia di una memoria dissolta. Quest’opera cerca di armonizzare ed equilibrare l’unità tra immagine evocata e parole letta: infatti la lettera “a” partendo dall’alto rappresenta l’inizio della parola “acqua” e nello stesso tempo dà l’immagine della sorgente che vien giù in cascata, per concludersi nel resto delle lettere che completano la parola in basso come una tranquilla distesa di… “acqua” !
Fin qui, la presentazione “ufficiale”, ma c’è anche un “dietro le quinte”, una storia singolare che l’accompagna. L’opera, creata con la tecnica della copy-art, è piaciuta fin dalla nascita, riscuotendo un discreto successo non solo presso gli amici artisti o, se vogliamo, gli addetti ai lavori, ma piaceva a tutti quelli a cui la facevo vedere, probabilmente sia per la composizione lineare che per la semplicità della rappresentazione. Tanti si sentirono in dovere di consigliarmi uso e destinazione fra cui presentarla come logos per la neonata struttura “Acquatica” -giochi nell’acqua- (qualcuno conosceva le persone giuste), oppure proporla agli studi pubblicitari per pubblicizzare acque minerali, oppure stamparla su stoffa. Devo dire che effettivamente fui contattato per sfruttarla commercialmente: la dirigenza dell’Acquatica era interessata a comprare l’idea e a trasformarla, ad adattarla, facendone un neon- Non ci vedevo chiaro, ma capii che la mia “acqua” si sarebbe alquanto intorbidata: sarebbe stato come mandare una propria creatura a prostituirsi. E poi ne andava della mia idea dell’arte pura! E così non ho “battuto” quelle strade. Grazie all’interessamento e all’insistenza di amici, però, acconsentii a farla stampare su una t-shirt, in numero limitato e distruggendo la matrice. Magliette che ho distribuito a parenti ed amici, tranne una sola, che ho usato, pochi anni fa, per una performance: l’ho indossata in pubblico, girando poi tra la gente presente in sala, accompagnando l’ “operazione” con un assioma che così recitava: “La persona vestendosi d’arte fa vivere l’opera, momenti magici e misteriosi che amalgamo la vita all’arte, realizzando, così, la tanto agognata unità tra arte e vita !”
Mi fermo qui. Mi auguro di aver stimolare la vostra curiosità. Aspetto commenti!
Luigi Giurdanella

1 commento:

Lisa Romanò ha detto...

L'arte deve penetrare nella vita quotidiana, quindi sono assolutamente convinta che debba essere divulgata il più possibile... Sono d'accordo con Lei che non debba essere resa commerciale, ma si possono sfruttare alcuni "strumenti" presi in prestito dal marketing per far sì che molte persone scoprano una bella cascata, la fotografino e - perchè no? - decidano di tuffarcisi per trovare un po' di relax dai ritmi e dalle pressioni di una società dominata, a torto, dal denaro. E se poi tutto questo relax porta anche a delle riflessioni...
Io sono convinta che debba nuovamente stampare le magliette... i soldi ricavati possono essere investiti in nuove iniziative poetiche, dati ad un'associazione, regalati a persone meno fortunate. In questo modo, i soldi non saranno "il fine", ma "il mezzo".
Con ammirazione